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Paragrafo 9 . Le riforme negli stati italiani.


In   Italia  iniziative  riformistiche  di  ispirazione  illuministica
vennero  attuate  soprattutto nei territori sottoposti  al  dominio  o
all'influenza  dell'Austria, come la Lombardia e  la  Toscana,  e  nel
regno di Napoli.
     Sostanziali  cambiamenti in senso laico ed assolutistico  vennero
introdotti  in  Piemonte  dai  Savoia, i quali  comunque  miravano  al
rafforzamento politico e territoriale senza lasciarsi influenzare  dal
riformismo illuministico (vedi capitolo Tre, paragrafo 4).
     Nei  maggiori  stati italiani pertanto l'influenza  ecclesiastica
sub  un  ridimensionamento  e fu avviata  una  generale  ed  efficace
ristrutturazione    amministrativa    e    finanziaria.     L'ostacolo
plurisecolare frapposto dalla Controriforma alla modernizzazione della
cultura italiana venne progressivamente cadendo.
     Inoltre, preceduta da un manipolo di coraggiosi riformatori  ante
litteram, attivi nella prima met del secolo diciottesimo, come Pietro
Giannone,  Alberto Radicati di Passerano e Ludovico Antonio  Muratori,
si  form in Italia nella seconda met del secolo una nuova e numerosa
classe  dirigente  di  intellettuali,  giuristi  ed  economisti,   che
contribu  alla  realizzazione delle riforme politiche  ed  economiche
intraprese dai despoti illuminati. Profondamente permeata delle  nuove
correnti  politiche ed economiche dell'Illuminismo europeo,  e  a  sua
volta  capace  di  influenzarne il dibattito,  essa  si  forgi  nelle
universit  dei nuovi domini asburgici, lorenesi e borbonici  (Milano,
Pisa,  Napoli),  dove  andavano sorgendo nuove cattedre  di  economia,
storia e diritto, e si espresse attraverso accademie e periodici.
     In  Lombardia, l'azione di Maria Teresa e di Giuseppe secondo  si
protrasse per circa mezzo secolo (1740-1790), determinando con il  suo
radicale spirito laico e riformatore un profondo mutamento.
     La  monarchia  asburgica venne assecondata nel suo compito  dagli
illuministi lombardi che si erano radunati nella locale accademia  dei
Pugni  e  si  espressero attraverso il periodico milanese  "Il  Caff"
(vedi capitolo Cinque, paragrafo 6).
     Tra  di  essi  si distinsero Pietro Verri e Cesare Beccaria,  che
collaborarono  con  la loro competenza alla rinnovata  amministrazione
lombarda,  il  cui  capolavoro  fu la  redazione  del  catasto,  detto
"teresiano"  dal  nome  dell'imperatrice.  Pi  volte  cominciato   in
passato,   ma   mai  portato  a  compimento,  il  catasto   geometrico
particellare, che censiva, misurava e riproduceva su mappa, grazie  al
solerte  lavoro  di periti, ogni singola parte di ciascuna  propriet,
venne  finalmente  completato  nel  1759.  Sottratto  del  tutto  alla
parzialit  e  ai  soprusi delle antiche classi  dirigenti,  il  nuovo
catasto  era  stato  studiato  in modo tale  da  favorire  coloro  che
avessero   investito   e   migliorato  le  loro   propriet;   infatti
l'imponibile  tassabile stabilito al momento del catasto,  basato  sul
valore  della  terra e non sul reddito, rimase fissato  per  un  lungo
tempo,  avvantaggiando  coloro  che nel frattempo  avessero  apportato
migliorie e aumentato la produzione.
     
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     In  Toscana l'influenza della reggenza lorenese (1737-1765) aveva
portato una ventata di novit e contribuito a formare una nuova classe
dirigente.
     Tra  l'altro, proprio in questo periodo era nata l'accademia  dei
Georgofili  (1753),  che  aveva sollecitato  un  ampio  dibattito  sui
problemi dell'agricoltura.
     Succeduto  al  padre Francesco Stefano alla guida del  granducato
di    Toscana,   Pietro   Leopoldo   (1765-1790),   fratello    minore
dell'imperatore Giuseppe secondo, accentu, in linea con  la  politica
di    famiglia,   l'azione   di   rinnovamento.   Avvalendosi    della
collaborazione di un nutrito gruppo di funzionari, come  Pompeo  Neri,
che  aveva  lavorato  al catasto in Lombardia,  Franco  Maria  Gianni,
Angelo  Tavanti  e  molti  altri, egli realizz  numerose  e  incisive
riforme,  rivelandosi  come un caso esemplare di  sovrano  illuminato:
ammodern  il sistema amministrativo e finanziario; var  un  prudente
liberismo  economico,  consentendo  il  libero  commercio  del  grano;
promosse  il  rinnovamento  del sistema giudiziario,  sull'onda  delle
proposte   lanciate  da  Cesare  Beccaria;  radicalizz  la   politica
giurisdizionalistica.
     Mentre  il  granducato di Toscana diveniva cos  il  primo  stato
europeo nel quale veniva abolita la tortura e la pena di morte (1786),
anche  la  lotta  anticuriale  si faceva  serrata.  Il  granduca,  che
desiderava  modificare profondamente la Chiesa toscana,  svincolandola
da  quella di Roma per farne uno strumento dello stato, si appoggi al
vescovo  giansenista  di Pistoia e Prato, Scipione  de'  Ricci  (1741-
1809), indirizzato verso lo stesso obiettivo. Con il sinodo di Pistoia
(1786),  presieduto dal Ricci, la riforma prese  il  suo  avvio  e  fu
allargata all'intera Toscana; essa consisteva nell'imposizione  di  un
Cattolicesimo  rigoroso e spirituale, nel rafforzamento  dell'autorit
episcopale   nei  confronti  del  papa,  nella  valorizzazione   delle
parrocchie.    La   semplificazione   della   liturgia,    la    lotta
all'esteriorit, l'abolizione del culto delle reliquie e di quello del
Sacro  Cuore  si attirarono l'avversione di una parte consistente  del
clero e della popolazione, che si sollev contro i cambiamenti. Quando
Pietro  Leopoldo  divenne imperatore con il nome di  Leopoldo  secondo
(1790-1792)  e si trasfer a Vienna, Scipione de' Ricci perse  il  suo
principale  protettore:  la  riforma  di  matrice  giansenista   venne
lentamente smantellata ed il suo ispiratore costretto a rinunciare  al
vescovado.
     Nel  regno  di Napoli l'opera riformatrice fu attuata durante  il
dominio  di Carlo settimo (1734-1759) e, dopo il suo insediamento  sul
trono spagnolo, dal consiglio di reggenza (1759-1767), presieduto  dal
suo consigliere e ministro, il giurista toscano Bernardo Tanucci (1698-
1783), che aveva seguito il sovrano da Parma nella nuova capitale.
     In   questi  decenni  Napoli  divenne  una  delle  capitali   pi
prestigiose  del  dispotismo illuminato per la  presenza  di  illustri
intellettuali,  come  il  giurista Gaetano  Filangieri  (1752-1788)  e
l'economista Antonio Genovesi (1713-1769). Se il primo si distinse per
la  sua  originale opera di legislatore, nota nell'intera  Europa,  il
secondo,  che  assunse per primo in Italia la cattedra di insegnamento
del commercio, collabor con lo stesso Tanucci alle riforme economiche
del regno.
     Una  tale prestigosa attivit di studi giuridici ed economici  si
tradusse  nella  lotta ai privilegi ecclesiastici, con la  conseguente
cacciata  dei gesuiti, e al potere baronale, che tuttavia pot  essere
soltanto scalfito. Un tentativo in
     
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     questo  senso fu l'indizione del catasto, che fu detto "onciario"
dal  nome  della  moneta usata come unit di misura per  esprimere  le
valutazioni.  Ma i lunghi tempi di attuazione, l'inaffidabilit  delle
stime  dei  dichiaranti, la persistenza delle esenzioni  nobiliari  ed
ecclesiastiche,  fecero del catasto "onciario" uno  strumento  fiscale
molto meno efficace di quello "teresiano".
     L'avvento  di  Ferdinando quarto (1759-1816), divenuto,  dopo  la
parentesi  napoleonica, re delle Due Sicilie con il nome di Ferdinando
primo  (1816-1825),  determin la fine dell'influenza  del  Tanucci  e
l'affievolirsi del periodo riformistico.
